Ad Reinhardt (1913-1967), pittore, scrittore,vignettista americano, personalità complessa ed introversa difficilmente collocabile in una corrente, è il principale anticipatore della Minimal Art e del Concettualismo proprio per quel coerente processo di riduzione e sottrazione di tutto ciò che convenzionalmente costituisce un quadro. Inizialmente il suo interesse si indirizzò verso l’astrattismo geometrico fino ai quadri neri, quei Black Paintingsm dove il monocromoesprime la volontaria totale rinuncia al segno per una pittura di “grado zero”, dove la semplificazione arriva all’annullamento, dove anche il colore è abolito, risolvendo così definitivamente il conflitto tra immagine ed astrazione, tra opera e idea, tra visibile ed invisibile, tra tangibile ed intangibile. I suoi dipinti incoraggiano la partecipazione attiva dello spettatore nell’atto di guardare ed esperire l’“arte per l’arte”. Come disse l’artista: “L’arte è arte. Tutto il resto è il resto”.   alla produzione pittorica Reinhardt creò più di 3.000 vignette satiriche e illustrazioni per copertine che apparvero su numerose pubblicazioni americane.Trovo questa sua vignetta esilarante, il protagonista invece di interrogare sé stesso sul senso della vita chiede improvvidamente il significato delle cose al mondo esterno. Fantastico!  Girando in rete ho trovato un’altra vignetta che vuole ulteriormente scuotere lo spettatore confuso, un’altra perla del geniale artista. Proprio in questi giorni tiene alla Galleria Civica di Modena  la mostra  “Ad Reinhardt. Arte + Satira”. L’esposizione, che è aperta dal 10 marzo al 20 maggio 2018,  raccoglie più di 250 opere tra fumetti a sfondo politico e vignette satiriche selezionati dagli archivi dell’Estate of Ad Reinhardt di New York.

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Ad Reinhardt

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